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Profughi armeni (1925) da «Tra la perduta gente» di Umberto Zanotti Bianco

Un baraccamento lungo il lato aperto d’un cortile di fabbrica: uno di quei baraccamenti che sono diventati il simbolo squallido di grandi sventure.In questi asili umani senza lari, tanti dolori ancora cocenti, tanti sogni che non vogliono morire, vengono intanati senza amore: e la sordida bruttezza di queste pareti e l’orizzonte in cui si perdono, al calar della notte, occhi pieni di fantasmi, di lacrime, di implorazioni accorate.Più di cento profughi armeni ammassati in questo “provvisorio” senza fine!Il loro protettore, il loro poeta Hrand Nazariantz, che mi accompagna, mi mostra nei…

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